MI SONO PERSA

“Noi siamo quello che facciamo ripetutamente. Perciò l’eccellenza non è un’azione, ma un’abitudine,” diceva Aristotele.

La routine quotidiana, per molti di noi, è un insieme di azioni che si ripetono in maniera identica ogni giorno.

Mi sveglio, mi alzo, faccio colazione, mi preparo, esco di casa, porto i bambini a scuola, o, se non ho bambini, vado a lavoro, o, se non lavoro, vado a fare delle commissioni e così via.

Noi siamo questo?

E’ la domanda che mi pongo tutte le volte che mi capita di leggere questa citazione.

Io sono questo?

Ma noooo, dico istintivamente.

Dentro di me, però, c’è una vocina, che è un po’ come il grillo parlante di Pinocchio.

Ne sei sicura?

Da quanto tempo la tua giornata va avanti così?

Quando è stata l’ultima volta che si è svolta diversamente?

E anche se dicessi….beh, la settimana scorsa!

Non vale.

“Noi siamo quello che facciamo ripetutamente,” cioè, più o meno, ogni giorno. Non, una volta in sei mesi.

Quindi?

Quindi è successo che sono stufa!

Vi ricordate Sandra Mondaini, in Casa Vianello?

Che barba, che noia! Ma guarda che io son stufa eh? Io son stufa!

Ecco, questa sono io, caro Aristotele.

La mia routine sarà anche quel noioso elenco, ma non sono io.

E te lo dimostrerò…..prima o poi.

E’ il prima o poi, il problema.

Forse perchè dimentichiamo che il tempo a nostra disposizione ha una data di scadenza.

Poi, leggendo il post di Ely, del blog “Too happy to be homesick”, ho avuto un’illuminazione.

Ely scrive:

La bussola si è rotta.

La mappa si è strappata.

Mi sono persa.

Sono libera.”

Dobbiamo perderci, non c’è altra soluzione.

Perdersi significa liberarsi delle etichette che limitano e incanalano la nostra vita, ogni giorno, sempre nella stessa direzione.

Perdersi significa ricominciare daccapo, con la maturità e le esperienze conquistate.

Perdersi significa alleggerire la nostra mongolfiera per volare più in alto, o semplicemente per direzionarla meglio.

Perdersi significa venir fuori per quello che siamo.

Perdersi è spogliarsi. E, solo spogliandosi di ciò che non ci appartiene, possiamo vedere cosa c’è sotto.

Così da poter poi esclamare:

Ma dai? Sono io questa?

Non lo sapevo.”

E come si fa?

La risposta è difficile, ma non impossibile.

Ognuno di noi vibra, si accende ed è felice in alcune circostanze.

Tutti, nessuno escluso. Ed è da lì che dobbiamo partire.

Le emozioni positive che proviamo, anche se molto saltuariamente, dobbiamo fare in modo di moltiplicarle. Siamo noi l’unica cassa di risonanza che può farlo.

Non ignoriamole.

“Mi sono emozionato sentendo quell’amico che ha fatto snorkeling la scorsa estate.”

Benissimo, iniziamo iscrivendoci ad un corso per sub.

“Che bello sentire il racconto di quell’amica che tre volte all’anno va in giro per mercatini dell’antiquariato.”

Perfetto, iniziamo anche noi.

Non rimandiamo, mai, per nessun motivo, quello che ci fa stare bene.

Ogni giorno è una nuova opportunità.

Ascoltiamoci, sempre.

E’ il collegamento con noi stessi che deve rimanere costantemente attivo, non quelo con il cellulare.

La mente ci parla di continuo, siamo noi che facciamo i sordi.

Vi propongo di istituire nella vostra routine, la rubrica “Un proposito al giorno.”

E’ intutile dire che deve essere “al giorno” e non “alla settimana”, altrimenti Aristotele ci rimprovera.

Ricordate…..”Siamo quello che facciamo ripetutamente.”

Ogni giorno fate in modo da far vibrare il vostro dono.

Conquistatevi.

Impegnatevi affinchè il vostro sé si innamori così follemente di voi che sia costretto ad uscire allo scoperto.

Sarà dura, non c’è dubbio.

Ma, dite un po’……avete qualcosa da perdere?

La vera libertà dei delfini è solo in mare.

Tocca a voi trovare la vostra.

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