La seconda volta

Vedo in lontananza la signora con il maglioncino blu sorridermi. Quella piacevole curva all’insù delle labbra, però, non è rivolta a me, mi accorgo quasi un po’ dispiaciuta, ma a tutti quelli che incontra.

Mi consolo, pensando che avrei potuto non trovarla sul mio percorso. E non avrei potuto goderne.

La giornata è grigia, uggiosa e per di più siamo a novembre.

Ieri la macchina mi ha definitivamente abbandonato. Ho freddo per scegliere di andare in bicicletta. C’è lo sciopero generale dei trasporti pubblici.

L’unica alternativa sono i miei arti inferiori.

Comincia a piovere. L’ultimo ombrello, unico superstite di una numerosa tribù, è stato perso qualche giorno fa, e non ha più fatto ritorno a casa.

Se potessi rallenterei il passo fino a farmi rimproverare da una lumaca.

Forse lo sto già facendo.

Oggi, molto probabilmente, ci sarà un nuovo ingresso nella mia vita.

Ho lavorato mesi per prepararmi a questo giorno, ma evidentemente potevo fare di più.

Non sarebbe stato facile, questa è sempre stata una banale verità, illuminata dalla luce del sole.

Le mie emozioni di oggi, d’altro canto, non possono fortunatamente cancellare le ore di lavoro spese per affrontare al meglio questo importante avvenimento.

Sono quasi a metà strada.

Sento qualcuno toccare la mia spalla.

Mi volto combattuta tra la sensazione di fastidio e di curiosità.

“Tieni. Ne ho uno in più.”

Mi porge un ombrello e scappa via. Non ho il tempo di ringraziare.

Dopo pochi istanti il tempo decide davvero di divertirsi. Tuoni, fulmini e temporali.

Se non avessi avuto il gradito regalo da questo sconosciuto gentiluomo, sarei giunta a destinazione nella maniera meno adatta.

Il cuore scalpita, anche se ha paura. E sono lacerata da dubbi e da mille possibilità.

Io mi nutro di possibilità.

Le possibilità sono il vento e l’energia eolica delle mie giornate.

Non potrei vivere senza di loro, ma il sostentamento è reciproco.

Il vento, del resto, non avrebbe senso se non avesse nulla da accarezzare.

Persa nei miei pensieri intravedo la destinazione a pochi metri da me.

Una melodia mi scuote.

Un ragazzo sulla trentina sta cantando sotto la pioggia.

Tutto il suo corpo sprigiona musica. Qualsiasi movimento faccia si trasforma in suono.

Non è assolutamente scalfito dal temporale. E non solo da quello. Tutto ciò che accade intorno a lui non gli appartiene.

Ha solo necessità di esprimersi, e lo fa cantando.

Ha una voce magica, sembra un incantatore di serpenti.

Nonostante il tempo, sono in tantissimi fermi lì ad ascoltarlo, qualcuno anche senza ombrello.

E’ proprio vero, quando vuoi, puoi.

Ne avevo bisogno.

Sono pronta.

Eccomi qui. Davanti al portone. Per l’ultima volta.

Busso.

Qualcuno mi apre.

Preferisco salire a piedi. Questo sicuramente rallenta i tempi, ma, oggi più che mai, desidero assecondare il mio ritmo.

Tre piani. Quanto possono apparire lunghi da salire.

Nella mente scorrono immagini che non sapevo di avere.

Ho trentatré anni e la mia memoria per i ricordi di infanzia non è mai stata particolarmente eccellente.

Ho avuto un’infanzia, questo è certo, ma non ricordo nulla.

Mi sono sempre affidata ai racconti degli altri.

Avere ricordi propri, però, è un’altra cosa.

Un ricordo è una selezione naturale del nostro cervello.

E’ l’attimo che noi stessi abbiamo selezionato all’interno di un giorno, una settimana un mese o un anno.

A volte non ne capiamo il motivo.

Questo è uno di quei momenti.

Sembra che tutti i ricordi più antichi, intrappolati in un qualche cassetto sapientemente chiuso a chiave, abbiano trovato modo di evadere solo ora.

Ad ogni gradino ne appare uno.

Ecco io e mia sorella più piccola che giochiamo in spiaggia sotto gli occhi vigili di mio nonno. Eravamo bravissime ad inventare storie. Costruivamo castelli di sabbia a parer nostro stupendi e da lì partivamo per intrepide avventure.

Eccone un altro.

Siamo io e la mia amichetta del cuore. Avrò avuto quattro o cinque anni. Mentre giochiamo si strappa un orecchio dal mio peluche preferito. Un piccolo elefante. Io inizio a piangere disperata. Lei sta per partecipare al concerto, quando all’improvviso cambia idea e scappa via. Compare dopo un po’, con il suo inseparabile peluche per consolarmi.

I gradini sono tanti e i ricordi anche.

Arrivo alla fine, comunque.

Suono il campanello.

Entro e mi accomodo in sala d’attesa. Come sempre.

Davanti a me una fila di persone che oggi mi sembra più lunga del solito.

Attendo un tempo che non saprei quantificare, poi arriva il mio turno.

“Prego si accomodi.”

Quando entro nella stanza mi sento come il ragazzo giù in strada. Non mi importa nulla di quello che accade intorno a me. Vado semplicemente avanti.

“Dunque, signorina Camilla. Ci siamo. L’abbiamo fatta venire oggi perché finalmente abbiamo i nomi.”

Deglutisco, ma dimentico di respirare.

“Si tratta del signor Achille Arcangelo e della signora Stella Del Tiglio.”

Dovrei dire qualcosa. Ma cosa?

“Si sente bene?”

“Non lo so.” E’ l’unica risposta che mi viene in mente.

“Ascolti, Camilla. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Gestiamo casi come il suo ogni giorno. La sua storia, però, è entrata a far parte delle nostre vite. Ognuno di noi, qui, ha lavorato per arrivare ad una conclusione.”

La signora Penelope è in assoluto la mia preferita. I suoi modi pacati e rassicuranti, mi hanno aiutato molto in questi mesi di totale perdita di tutti i miei punti di riferimento.

“Lo so e ringrazio tutti voi. Ve ne sarò grata a vita.”

Neanche sapevo l’esistenza di agenzie di questo tipo.

Tutto è accaduto per caso, il giorno del funerale dei miei genitori.

Morte accidentale per uno scontro frontale in auto.

L’uomo con il cappello nero, un po’ in disparte, l’avevo notato subito.

Finita la cerimonia si è avvicinato a me con una lettera ed è scomparso.

Cara Camilla, se stai leggendo questa lettera, il tuo cuore oggi è pieno di dolore. I due angeli custodi che in questi anni si sono presi cura di te sono volati via e ci dispiace tanto. La tua storia, però, inizia tanti anni fa con un’altra famiglia, che ti ha amato fin da subito e che per questo motivo ha dovuto salutarti qualche settimana dopo la tua nascita. Ti abbiamo affidato a due persone che sapevamo non avrebbero tradito mai le nostre aspettative. Così è stato e oggi siamo vicini al tuo dolore. Purtroppo non possiamo dirti oltre. Ti vogliamo bene, mamma e papà.”

Ho riletto quella lettera centinaia di volte, finché un giorno ho fatto una ricerca in internet ed ho scoperto che esistono agenzie che si occupano di persone scomparse, rifugiati politici, ed altro. Ho studiato le recensioni e mi sono affidata ad una delle migliori.

Vieni seguita in un percorso che non è solo investigativo, ma soprattutto di “riabilitazione psicologica”, è così che lo chiamano.

Hanno impiegato sei mesi e dieci giorni. Mi dicono che è poco. E’ un caso semplice.

I miei genitori biologici, Achille Arcangelo e Stella Del Tiglio sono due spie, proprio come si vede nei film. Non li potrò mai incontrare né sentire, neanche telefonicamente. E’ per la mia incolumità. Non hanno altri figli.

Ho pensato più volte a come sarebbe potuto essere il nostro incontro e sentivo l’imbarazzo che cresceva. Non avrei mai potuto provare affetto per loro. Ne ero convinta. Volevo solo delle risposte.

Oggi le ho avute. E soprattutto mi hanno tolto da qualsiasi imbarazzo, perchè non li incontrerò mai.

I miei genitori sono morti il giorno dell’incidente. Non avrei mai voluto sapere dell’esistenza delle coppia che mi ha messo al mondo. Se non puoi prenderti cura di qualcuno, è inutile apparire nella sua vita.

E’ stato come essere orfana due volte.

Poi, però, ho capito.

Loro mi hanno dato la vita e anche la possibilità di viverla. Se non avessero avuto la forza di lasciarmi andare, probabilmente oggi non sarei qui. E’ stato come avere il dono della vita una seconda volta.

Ogni sera, nel dolceamaro altalenare dei miei pensieri li ringrazio e immagino di abbracciarli.

MARIAPIERA MIELE

2 commenti

  1. novecentomilaepiu ha detto:

    una storia che sconvolge l’esistenza anche dei meno sensibili…
    in bocca al lupo!

    Piace a 1 persona

    1. mariapiera74 ha detto:

      È l’avventura della vita, che appassionatamente si prende gioco di noi. Viva il lupo!!!! E grazie di cuore

      "Mi piace"

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