Tutto scorre (ovvero Eraclito e il ruscello)

Una mattina, Eraclito, si avvicinò ad un simpatico ruscello.

“Ciao,” disse, “cosa fai?”

Il ruscello, rispose, “sto giocando.”

“In che modo?” Rispose Eraclito.

“Corro, canto, faccio il bagno e schizzo. Schizzare è la cosa che più preferisco,” rispose il ruscello beatamente.

“Tutto solo?” Eraclito era sempre più incuriosito.

“Dei giorni sono solo, altri no. Dipende.”

“Da cosa?”

“Da chi viene a salutarmi.”

“Vengono in tanti?”

“Sono le mie amiche stagioni a deciderlo. In Primavera ed Estate sono sempre in compagnia. Anche in Autunno, qualche amico passa. In Inverno gioco solo.”

Eraclito si sedette sulla riva, nel punto più panoramico. Da lì poteva osservare il tragitto del ruscello. Una crepa nel terreno, aveva disegnato un percorso talmente bello, che sembrava essere nato prima di ciò che aveva intorno. L’acqua aveva sapientemente riempito quella crepa, donandole un fascino inaspettato. La natura aveva impreziosito quello scenario, donando al ruscello una limpidezza tale che il sole non faceva altro che specchiare al suo interno la sua vanità. I salici si divertivano a bagnarsi nelle sue acque, cercando di frenarne il costante movimento. Dava da bere a tutti, dai piccoli abitanti del bosco, agli uccelli. La natura, sembrava quasi dipendere da lui. Dopo aver tanto osservato e pensato, Eraclito decise di porgli una domanda.

“Non hai braccia e non hai gambe. Non hai bocca, né occhi, né naso. Sei incastrato in un percorso stabilito da altri. Tutti, qui, sembrano approfittare di te. Dal sole vanitoso, agli alberi dispettosi, fino agli animali che rischiano di svuotarti a causa della loro sete. Tu, però, sei felice. C’è forse qualcosa che io non ho compreso?”

Il ruscello, senza interrompere il suo movimento, fece un grande schizzo, somigliante allo sbuffo di una balena, in direzione del ragazzo.

Eraclito si alzò di scatto, ma non riuscì ad evitarlo. Si bagnò tutto.

“Tutto quello che hai detto è giusto, eppure è tutto sbagliato.”

Eraclito non osò muoversi.

Il ruscello continuò.

“ Se fossi immobile avresti ragione tu. Il mio io, però, non possiede un posto in permanenza. Si sposta. Tutto in me scorre.”

Eraclito ascoltò e riflettè con attenzione, poi, si spogliò dei vestiti bagnati ed entrò in acqua. Lavò il viso, prestando particolare attenzioni al naso, alla bocca, alle orecchie e agli occhi. Non voleva che alcuno dei cinque sensi fosse intorpidito. Giocò con il ruscello, godendo appieno di ogni istante. Poi, all’imbrunire, quando gli indumenti furono ormai asciutti si rivestì. Prima di salutare il ruscello, condivise con lui quello che aveva imparato.

“Non sei il solo a non fermarti mai. Tutto scorre, per ognuno di noi. In ogni istante della nostra vita tutto si modifca. Domani non saremo le stesse persone di oggi, anche perchè avremmo, comunque, un giorno in più. Se ogni cosa scorre e tutto si modfica di continuo, non serve fermarsi, perchè non ci è concesso. Il segreto è andare avanti, facendo tesoro del passato e, insieme, liberandoci di tutto.”

Il ruscello condivise ogni singola parola, poi lo salutò, ricordandogli che

“se vuoi essere leggero, devi lasciare andare.”

Vi saluto con il link adatto al racconto.

MARIAPIERA MIELE

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