Il percorso ad ostacoli del diavolo veste Prada

“Il diavolo veste Prada”, il film che ha fatto divertire e sognare tutti, soprattutto le donne, fashion victim per eccellenza, l’ho visto tante volte, senza annoiarmi mai.
L’ultima risale a due mesi fa. Ai tempi del coronavirus è necessario scegliere attentamente cosa proporre a se stessi dopo una giornata di quarantena.
La trama la conosciamo tutti, ma ritengo opportuno fare un breve riassunto.
La protagonista, Anne Hathaway, è una aspirante giornalista che viene catapultata nella più blasonata rivista di moda americana. Lei è tutto tranne che una fashion victim, eppure accetta la sfida con il solo scopo di raggiungere poi le redazioni delle riviste che davvero la interessano. Il suo atteggiamento iniziale è ironicamente saccente. Lei, ragazza colta, in gamba e controcorrente, sta facendo un favore, con la sua semplice presenza, alla rivista più famosa d’America. La protagonista in questione, infatti, snobba la moda e tutto quello che le gira intorno. Non perde occasione per dimostrarlo, dato che veste in maniera indecorosa e non ha cura alcuna della sua persona. Suo malgrado si rende conto che con questo spirito le cose non possono funzionare. Quindi, senza tradire il suo cervello, decide di metterlo all’opera, dando il meglio di sè e dimostrando che se si è in gamba, lo si è sempre e comunque, in qualunque situazione, lavorativa e non. Errori ne commette anche lei ma, alla fine, quando si tratta davvero di dover scegliere, fa’ la cosa giusta. Premio del percorso ad ostacoli un lavoro in una testata giornalistica che le calza a pennello e che, probabilmente, non avrebbe mai preso in considerazione la protagonista se sul curriculum non ci fosse stato scritto il nome della tanto blasonata e vacua rivista di moda. Quante deviazioni siamo disposti ad accettare in nome del nostro obiettivo?
Ogni volta che mi imbatto in film nei quali il protagonista sembra debba scendere a compromessi per ottenere quello che desidera realmente, mi domando cosa farei io al suo posto. La risposta non credo serbi chissà quali colpi di scena. Quanto teniamo al nostro obiettivo? La passione che ci motiva ci dirà cosa siamo disposti a fare e fino a dove riteniamo di poterci “abbassare”. Questa, però, è la parte facile. La vera capacità si misura nel sapersi rialzare. Se il tragitto che abbiamo intrapreso è solo una deviazione dalla nostra destinazione, dobbiamo sapere con precisione quando rimetterci sulla strada principale per arrivare al traguardo. Il percorso alternativo non può diventare quello originale, bisogna sapere quando lasciarlo perché, citando Paulo Coelho, “l’acqua di un fiume si adatta al cammino possibile, senza dimenticare il proprio obiettivo: il mare”. In questi mesi una pandemia ha obbligato la maggior parte di noi a fermarsi ed è stato un dono di cui fare tesoro. Adesso, però, dobbiamo ripartire. Che aspettiamo allora? Mettiamo in moto, guardiamo a destra, guardiamo a sinistra e premiamo l’acceleratore. La destinazione è la stessa di quando siamo saliti in macchina la prima volta, non dimentichiamolo. Non è l’autogrill, né la piazzola di sosta. E non è neanche una delle tante tappe intermedie che ci aiutano a smaltire i lunghi viaggi. La destinazione è quella che ci ha fatto progettare il viaggio, preparare i bagagli e decidere di partire, perché “se uno fa una cosa per un fine, non vuole la cosa che fa, bensì la cosa per cui fa quello che fa”, come diceva il buon vecchio Socrate.

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