LA PAURA CHE HO IO NON ESISTE, MA LAVORO ALLA SUA INVENZIONE OGNI GIORNO


Le paure non si scelgono, ma se avessi potuto avrei optato per la paura della felicità, perché la mia è molto peggio. Anche la paura che vada tutto male non è poi così malvagia. Se tutto andasse a rotoli sarei tranquilla, non avrei nulla da temere. La paura di fallire poi, è sopravvalutata. Puoi fallire solo se ci provi e prima di averci  provato devi aver creduto in te, anche solo per un attimo.
La paura che ho io non esiste, ma lavoro alla sua invenzione ogni gior
La mia è paura di avere i superpoteri, di indossare il costume di supereroe e sentirlo comodo e bello. È paura di sapere fare bene quello che mi piace, perché non avrei più scuse per non farlo. È paura di essere poco adatta a me, figuriamoci agli altri. Sono nata per camminare sulle punte e invece striscio guardando in su. Nascondo così tante cose belle dentro che se non mi sbrigo a buttarle fuori finisce che scoppio o che mi escono dalla pelle, se è possibile.
Se ci fosse andrei ad un gruppo di ascolto per quelli che rifiutano le dotazioni alla nascita, “ciao a tutti, mi presento. Il mio nome ha 7 lettere, sono una persona speciale e me ne vergogno.”
Tutti gli altri in cerchio mi risponderebbero, “ciao, benvenuta.”
Il tizio che gestisce l’incontro direbbe “parlaci un po’ di te.”
Io abbasserei gli occhi, mi torcerei le dita e con un filo di voce direi
“ho 40 anni di cose non dette. Mi definiscono una Ferrari con le ruote sgonfie e con tante competenze, ma questo io lo so già e non mi aiuta.”
A turno tutti i presenti racconterebbero la loro storia ed io mi sentirei meno sola pensando “che peccato, quanta bella roba si perde il mondo là fuori.”
Poi il tizio mi domanderebbe di cosa ho più vergogna.
Senza esitare direi “di me. Potrei fare tutto, ma non faccio nulla. Chi ha distribuito le capacità mi ha sopravvalutato.”
“Non puoi restituirle, ti conviene usarle” mi direbbe uno dei ragazzi del cerchio.
“Le dotazioni alla nascita sono come i soldi del Monopoli, se li rifiuti non giochi” risponderebbe un altro.
A fine incontro qualcuno si avvicinerebbe. Sarebbe un tipo carino, di quelli belli e dannati, alla Jude Law.
Camminerebbe verso di me lentamente, mi guarderebbe negli occhi e userebbe gli istanti di silenzio per conoscermi. Con un dito sfiorerebbe il mio viso, sollevandolo dal mento e mi direbbe qualcosa di intelligente tipo “è il senso di colpa di essere capaci, il peggiore. Tranquilla, ti ci abituerai” e mentre nessuno bada a noi, mi darebbe un bacio sulla guancia prima di scomparire di schiena.
E allora penserei tra me che ho inventato una paura che mi fa vivere di m***a, ma ho conosciuto Jude Law.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...