CRIMINI

Quel giorno la mia pelle sapeva di dolore,
un odore pungente e decomposto,
sconosciuto al mio corpo,
di un tradimento che ha cercato altrove il piacere,
macchiando la carne di un crimine vigliacco.
Un cuore in briciole è come un superstite,
scampato alla morte, cartapesta in vita.
Un eroe disarmato da una menzogna troppo lunga,
con uno schiaffo che ha sbagliato obiettivo.
Gli incubi non si scelgono,
sono l’eredità del mondo che inciampa nella nostra vita.
I sogni, solo quelli, salvano la vita,
realizzando ciò che non esisteva
ma che sembrerà esser stato sempre lì, ad opera conclusa.

Mariapiera Miele






LE MIE DITA

Ho vissuto quarantaquattro anni senza sapere chi fossi.
Poi, in un giorno qualunque di rara disperazione, ho scoperto che le mie mani potevano vivere per me.
Quando il dolore non trova più posto nella mente cammina e solo allora possiamo sentirlo.
Bisogna essere fortunati e sperare che decida di passeggiare nei posti giusti.
Nel mio caso, la sofferenza si è spinta fin dentro la punta delle dita e ha dato loro benzina.
Io soffrivo, loro si muovevano.
Io crollavo, loro acceleravano.
Io piangevo, loro scansavano le lacrime.
Ero così impegnata a soffrire che solo quando il dolore ha trovato l’uscita ho abbassato la sguardo e tra le mani ho visto quelle pagine, scritte a penna da dita coraggiose.
Queste pagine svelano chi sono io, dove abita la mia debolezza e dove si nasconde la mia forza.
Queste pagine mi insegnano che la forza va stanata e per farlo è necessario soffrire.
Mariapiera Miele

LA LOTTA CHE COMBATTO OGNI GIORNO

È prendere in prestito lettere e fantasia,

ideando dialoghi comprensibili al cuore.

È usare le armi della paura e la potenza della disperazione

per fare a gara con il nemico a cui tieni di più.

È garantire quell’intesa di note che donano sollievo alla sofferenza,

anche quando lo sfinimento ha chiuso la voce.

È inventare il corpo aggiungendo una spalla

che caldamente accolga il disincanto,

mutandolo in coraggio.

È allenare la mente ad accarezzare il dolore,

con il tocco perfetto dell’indulgenza.

È avvalersi di un linguaggio muto,

che riflettendo contro l’ostacolo formerà un eco,

lungo il tempo necessario al suo scopo.

È il braccio di ferro dei muscoli volontari,

che stoicamente allenano la nostra anima alla più alta forma di resistenza.

È scoprire i luoghi dove nasconderci

e dai quali affiorare finita la tempesta.

La lotta che combatto ogni giorno è quella con me stessa,

stando attenta a non vincere troppo e a non perdere sempre.

Mariapiera Miele

I regali della mattina

La mattina è il momento della giornata che preferisco.

È il momento mio.

È il posto dove mi muovo, ancora in bilico tra il buio e la luce, tra il passato e il futuro.

È negli istanti mattutini che le speranze fanno capolino con leggerezza,regalando la certezza dei desideri nascosti.

È il sapore della vita, che bussa con il soffio di un attimo perfetto,
lasciando in dono il seme del giorno che sarà.

È il suono della vita che ogni giorno ci sorprende con una musica nuova, sapientemente arrangiata affinchè note più alte possano entrare a far parte di noi.

È il profumo che vorremmo indossare e la scia che potremmo lasciare.

È la frazione di tempo che mai più tornerà
e sapientemente spera di divenire eterna per mano nostra,
lasciando il posto al futuro che sarà.

Mariapiera Miele

Ti offro

Ti offro la mia musica, dedicale il tuo tempo.

Ti offro il verde che nasce dalla primavera, non lo troverai altrove.

Ti offro la danza di ogni parte di me, godine.

Ti offro lo specchio liquido necessario a entrambi, non sprecarlo.

Ti offro la bellezza della perfezione, quella che non annoia.

Ti offro me.

Prendimi e abbi cura di noi.

La tua “Natura”.

Mariapiera Miele

La gabbia

Mi guardi scrivere e sognare,

e lì, capisco.

La ritrovata energia,

nei miei pensieri per sempre perduta,

si nutre di ciò che riceve.

Tu, inconsapevolmente, arricchisci me,

dissetando l’arsura di una mente che,

altrimenti esploderebbe,

tale la voglia di germogliare.

Quel che resta dentro

non è perduto,

bensì in attesa del dono di venir fuori.

Quando la giusta voce arriverà,

con lei ci saranno i brividi.

Quando lo sguardo giusto

muoverà laddove nessuno si era mai spinto,

mostrerà ciò che ai più era nascosto.

Inaspettatamente, mi hai catturato a te.

La gabbia, d’altronde,

la dividiamo in due.

Sentirla stretta

o

raddoppiata,          

sta a noi.

Mariapiera Miele

Il silenzio rumoroso

Con la testa china, hai lo sguardo perso nei misteri della mente.

Un ritmo lento fa parlare il tuo corpo,

raccontando con i movimenti ciò che accade all’anima.

Il tuo sguardo è in viaggio, destinazione ignota.

Sei divorata dall’assenza, eppure un subdolo piacere, ne trae godimento.

Sono i tuoi momenti di impermeabilità al mondo,

o forse a me, la mia peggior tortura.

Sei qui, ma non so come raggiungerti.

Un vuoto, fatto di gesti aridi mi tiene lontano.

Invisibile divento ai tuoi occhi,

impegnati a rincorrere emozioni troppo intime.

Riempirò il vuoto,

dissetando l’aridità da cui ha preso vita.

Viaggerò con te,

nell’invisibilità,

se necessario.

Perchè, se è pur vero che non avverti la mia presenza,

il mio amore ascolta il tuo cuore,

e sa che sentiresti la mia assenza.

MARIAPIERA MIELE

Avvolgente tristezza

Vittime inermi di una entità tanto reale,

quanto la nostre stesse paure.

Inaspettatamente invade la nostra esistenza,

senza discrezione alcuna.

Disintegra minuti, ore e giorni,

senza vergogna.

Diveniamo spettatori impotenti di quello che,

senza ombra di dubbio,

appartiene a noi.

La vita e il suo tempo.

Dietro una maschera di apparente normalità,

si cela uno scenario imbarazzante.

Lo spettacolo di chi,

combattendo contro i mulini a vento,

vorrebbe esiliare, per sempre, dal proprio sé,

l’emozione che, falciando le ali,

ci impedisce di spiccare quel volo,

che alleggerirebbe non solo il nostro corpo,

bensì, principalmente, il nostro animo.

MARIAPIERA MIELE

Complicazioni d’autunno

E’ semplice esser belli senza fatica.

Lo scorrer delle nostre stagioni lo dimostra.

La Primavera, la più attesa, come una regina dalla folla acclamata,

renderebbe felice tutti, senza grande impegno.

Lei si che è fortunata.

L’hanno sistemata lì, nei giorni più ambiti del calendario,

quando il sole ci accompagna fino a sera, senza arrecar fastidio.

Quando l’aria profuma di giorni di vacanza, senza che questi siano ancora giunti.

L’Estate, anche lei, non ha di che lagnarsi.

D’altro canto, però, condivide con il sole i giorni più difficili.

Deve di lui sopportare la peggior espressione di vanità…..il caldo!

L’Inverno, poverino, porta con sé una pesante etichetta.

Il freddo!

Come se altro non esistesse.

E l’Autunno?

L’Autunno è una stagione illuminata da una stella birichina.

Messa lì, nei giorni dell’anno rifiutati dalle altre tre.

Passa il tempo in compagnia dei nostri propositi, ingombranti e inconcludenti.

E’ il momento dei “farò”.

In che orrenda situazione, senza alcuna colpa,

è incastrata questa stagione dalla bellezza complicata.

Che sapore avrebbe questo tempo se potessimo spogliarlo delle circostanze?

E’ l’istante delle sfumature perfette,

dei suoni armonici a più voci,

dove nessuno prevale, bensì tutti sono importanti.

E’ il momento del compromesso,

di elementi diversi che si fondono insieme per dar vita al nuovo,

salutando il vecchio con il lento incedere delle foglie,

accompagnate dolcemente a terra dal soffio del vento.

Mariapiera Miele

La rabbia

Accecati da ciò che il tempo trasformerà in tiepidi sorrisi,

viviamo quel momento come se non esistesse altro.

Nell’impotenza ci trastulliamo,

come se non ci fosse soluzione alcuna.

I voli pindarici,

che la mente ci regala in quegli istanti,

colorano di nero tuttto quello che sfioriamo.

Pensieri velenosi per noi,

non di certo per il nostro bersaglio.

Consapevoli che siamo in errore,

eppur perseveriamo,

sbagliando ancor di più.

Se solo la mente potesse uscir fouri dal tunnel,

vedrebbe la luce,

e con lei anche la rabbia,

non più alimentata dalle tenebre,

bensì messa al bando dal chiarore.

Ciò che è inutile inquina,

ciò che è utile nutre.

Il veleno,

si sa,

uccide.

MARIAPIERA MIELE

Elogio alla timidezza

Non sono io, è una voce silenziosa, quasi muta, che parla per me.

La sento, potrei toccarla, ma non servirebbe.

E’ invisibile e sempre presente.

E’ il motore arrugginito che rallenta la mia vita.

E’ colei che dà il colore rosso alla mia pelle.

E’ il lubrificante delle mie corde vocali.

E’ l’occhiale sbagliato che toglie nitidezza al mondo.

E’ la mano che muove i fili come un burattinaio.

Che colore avrebbe la mia pelle?

Che suono avrebbe la mia voce?

Che colori avrebbe il mondo?

Quali movimenti compirebbe il mio corpo?

Lei, artefice del cambio di rotta della mia identità,

è la dolcezza che accompagna l’incedere lento del vecchio motore,

il colore rosso della passione che mi accende,

la colonna sonora che ho necessità di cantare,

e la bellezza dell’imperfezione intorno a me.

I movimenti del corpo danno vita a questo miracolo.

Tutto grazie a lei.

Mariapiera Miele

Domani

Come una promessa, nutre e inganna, indossando l’abito più bello, quello dell’ignoto.

E’ la speranza, quell’emozione senza fine.

Sorregge l’animo, illuminandolo.

E’ un dono prezioso.

In cambio non chiede nulla, o quasi.

La mente acuta, d’altronde, tra le righe sa.

Pur essendo i destinatari di una generosità infinita, un presupposto c’è.

Ogni domani che viene concesso reclama in cambio un giorno del nostro tempo.

Impone fretta ai nostri desideri, fermi lì, tra le carte di un pensatoio che rimanda.

Il domani, con il suo lento, costante ed infinito incedere, impoverisce il nostro tempo.

Si avvale di un colto alleato, il verbo fare, al modo indicativo, tempo futuro.

Farò.

Mariapiera Miele

Il tempo

In origine c’era la vita,

ma l’ugual scorrere di lei non ci lasciava scampo.

Dovevamo orientarci.

Altrimenti come avremmo fatto a capire quando siamo.

In soccorso sono arrivati i numeri,

padroni giunti dal nulla,

a scandire una nostra invenzione,

il tempo.

Questo lontano sconosciuto,

colui il quale misura allo stesso modo tutto.

Che si tratti di un’emozione, o di un treno in ritardo.

Che sia paura, o dura verità.

L’orologio, di cui si avvale,

è lo strumento più imparziale.

Non fa differenze e non fa eccezioni, per nessuno.

Il suono delle sue lancette non cambia mai ritmo.

Il minuto travolgente di un bacio,

sarà uguale a quello di una puntura.

I dieci minuti impiegati a salvare una vita,

saranno gli stessi di due canzoni di Morandi.

La frazione di secondo che precede la morte,

sarà la stessa che precede la vita con il suo primo vagito.

Senza pietà scorre in un’unica direzione.

Avanti.

A lui non interessa sapere cosa c’è alle spalle.

Le macerie sono solo le nostre.

Vorremmo fermarlo, ma non possiamo.

Della sua esistenza non c’è prova alcuna.

Il suo scorrere, difatti, procede senza lasciare traccia.

Il verificarsi degli eventi, d’altronde, sembra sia opera nostra, non del tempo.

La vita, mi dicono, esisteva ancor prima che qualcuno la misurasse.

Che pessima idea!

La natura poliedrica dell’uomo,

confinata ad un semplice tic tac.

MARIAPIERA MIELE

Me stessa

Di quando un’immagine, una musica o anche solo due note,

sono la chiave di quel luogo chiuso, dove non so.

E’ il mio luogo, eppure non so come raggiungerlo.

E’ unico ed irripetibile, nonostante la mia sicurezza vacilli.

Potrei veleggiare verso orizzonti inesplorati, pur di trovarlo.

Servirebbe?

E’ un luogo magico, appare e scompare all’improvviso.

Le brevi comparse mi ricordano che esisto.

E’ come se una luce illuminasse il buio,

mentre una mano l’aiuta ad aprire i miei occhi.

Le lunghe assenze sono ciò che all’apparenza mi rappresenta.

Sono il lento incedere di un corpo che esegue, ma non sente.

Il nascondino, del tutto casuale, che decide di giocare,

mi dona la speranza che un giorno, quel luogo, diventi mio per sempre.

Mariapiera Miele