Susanna e Omorfos

C’era una volta una ragazza di nome Susanna. Viveva in un piccolo paesino sul mare, dove tutti gli abitanti erano di una bellezza abbagliante. Non a caso questa località aveva il nome di Omorfos, che in greco vuol dire bello. Chiunque venisse in visita in questo insolito luogo, veniva stregato dalla bellezza del suo popolo. Ecco perchè, con il passare del tempo, nonostante le nuove nascite, il paesino era oramai ridotto a poche anime. Ogni turista che faceva tappa qui si portava via, per amore, un lui o una lei di Omorfos. Susanna era la prima di tre sorelle, tutte bellissime naturalmente. Lei, però, era l’unica in tutto il paese a possedere una dote peculiare. Oltre ad essere bella era anche molto intelligente. Tutti, uomini, donne, anziani e bambini, per qualsiasi problema, si recavano da lei a chiedere aiuto. Chiunque andasse da Susanna, sapeva che non c’era domanda che non avesse risposta, o problema che non avesse soluzione. Aveva una parola gentile per tutti e cucinava i lofredaski più buoni del mondo. I lofredaski erano i dolci tipici di Omorfos. Somigliavano a dei biscotti fatti di una pasta speciale, che racchiudeva un ripieno ancor più speciale. Grazie a Susanna erano diventati il simbolo del paese e gran parte dell’economia del luogo era influenzata dalla vendita di questi squisiti pasticcini. Un giorno arrivò in paese un ragazzo bellissimo, cosi bello che finanche le donne del posto, nonostante fossero abituate al fascino degli uomini di Omorfos, ne rimasero stregate. Il ragazzo non era capitato qui per caso, anzi…. Era lì per una importante missione. Aveva un problema. Qualcuno gli aveva raccontato che in questo villaggio viveva una ragazza intelligente, in grado di aiutare chiunque. Senza alcun timore l’affascinante ragazzo si era messo in viaggio per recarsi da lei. Arrivato a destinazione i suoi occhi esultarono alla vista di tutta la bellezza che regnava ad Omorfos. D’altronde cercò, nonostante i numerosi ammiccamenti di cui fu preda, di non lasciarsi distrarre. Chiese in giro dove poteva trovare questa arguta ragazza e non fu affatto difficile avere risposta. Ogni abitante, almeno una volta nella vita, era stato da lei. Susanna abitava in una graziosa casa sul mare. Dal balcone della sua stanza si godeva una vista unica. Un panorama che, anche nei giorni di tempesta, era un dono. Il ragazzo arrivò facilmente a destinazione. Susanna, abituata alle innumerevoli visite, non fu sorpresa a sentir bussare alla sua porta. Aprì, ma, con grande stupore del ragazzo, non esclamò, non esultò, non flirtò e non fece assolutamente nulla alla sua vista. Questo sì che è strano. Che dico strano, pensò lui. E’ inaudito. Non c’è nessuna finora che non sia quasi svenuta alla mia vista. “Posso aiutarti?” Chiese Susanna dolcemente.

“Si,” rispose lui impacciato.

“Prego, accomodati.” Susanna lo portò in salotto, dove lo fece accomodare.

“Grazie.”

“Qual è il tuo nome?” Chiese lei.

“Apollo.”

“Come il dio?”

“Direi di si.”

“Non sono l’unica ad avertelo detto, giusto?”

“Ho perso il conto!”

“La mia osservazione è stata banale, ma chi ti ha dato il nome, evidentemente, cercava questo. Non si chiama un bambino Apollo, a meno che non si voglia sentir dire….Ohh, si chiama come il dio!”

“Mai nessuno aveva osato dirmelo, ma credo che possa essere come dici tu.”

“Come posso aiutarti?”

“Mi hanno detto che tu risolvi i problemi delle persone.”

Susanna sorrise.

“Io non risolvo proprio nulla. La via migliore è sempre davanti ai nostri occhi. Io aiuto semplicemente le persone a vedere meglio.”

“Ah, allora non so se potrai aiutarmi.”

“E perchè?”

“Il mio probema è che io non vorrei essere visto, da nessuno. Vorrei, che nel mio caso, le persone smettessero di vedere.”

“E perchè mai?”

“Mi viene il dubbio che a furia di curare la vista degli altri, hai perso la tua. Mi hai osservato bene? Non vedi quanto sono bello? E’ tutta la vita che vengo circondato da donne svenevoli, pronte a fare tutto per me. E non solo da donne. Nessuno mi vede per quello che sono dentro.”

Susanna non si scompose e lo assecondò.

“E’ probabile che tu abbia ragione. La mia vista si deve essere indebolita, quindi credo che non potrò fare nulla per te.”

“Come è possibile? Insisto. Guardami bene!”

Apollo era fuori di sé. Mai nessuno lo aveva fatto sentire così tanto invisibile.

“Mi dispiace,” insistette Susanna, “non vedo nulla di particolarmente degno di nota.”

Questo era davvero troppo. Chi si credeva di essere questa ragazzina?

“In ogni caso,” proseguì lei, sempre impassibile, “continuo a non capire il problema. Che importanza ha se io non vedo la tua bellezza? Tutte le altre la vedono, giusto?”

Apollo cercò di calmarsi. Del resto, aveva affrontato un lungo viaggio. Tanto valeva metterci un po’ di impegno.

“Qui davanti a te, spogliato del mio fascino, mi sento invisibile.”

“Pensaci bene. Sei sicuro che invisibile sia la parola giusta?”

“Forse no. Senza la mia bellezza non so più chi sono.”

“Allora forse è per questo che sei qui da me.”

Apollo era senza parole. Una perfetta estranea, in pochi minuti, lo aveva denudato senza togliergli i vestiti.

“E adesso che cosa faccio? Come posso vivere senza sapere chi sono veramente?”

“Non c’è persona che non la sa. Tutti noi sappaimo chi siamo. Anche lì, è solo un problema di messa a fuoco. Che cosa ti piace fare?”

“Amo il mare e amo nuotare. Potrei passare il resto dei miei giorni in acqua.”

Questo sì che scosse Susanna. D’incanto, il velo opaco che aveva davanti ai suoi occhi fin dalla nascita, e che la spronava ad aiutare gli altri, ogni giorno, sperando che curando la loro vista sarebbe un giorno guarita anche lei…evaporò. In una delle ultime visite oculistiche, un medico decisamente bizzarro le aveva detto….il giorno che due similitudini si incontreranno ne nascerà certamente qualcosa di buono.

“Che cosa significa?” Aveva domandato. Lui, però, non rispose. Susanna era nata con gli occhi velati. Non c’era cura e non si conosceva la causa. Nessuno avrebbe mai potuto prevedere se un giorno sarebbe mai guarita. Quello strano medico, d’altronde, aveva una sua teoria. Il giorno che inciampiamo nella nostra direzione, la caduta risolverà tutto. Quel giorno Susanna non era semplicemente inciampata. Aveva fatto proprio un volo in aria. Lei amava il mare più di ogni altra cosa. Il mare era da sempre l’unica meraviglia della natura che Susanna poteva vedere senza veli. Solo di fronte al mare la sua vista era normale. Era per questa ragione che la sua camera affacciava sul mare e ne era circonadata da ogni lato. La ragazza viveva praticamente nell’acqua, d’estate e d’inverno. Aveva da sempre sperato che l’uomo dei suoi sogni potesse condividere con lei la sua stessa passione. Tra i due ragazzi sbocciò un amore da fiaba e nessuno ne ebbe mai più notizia. Pare siano stati visti allontanarsi all’orizzonte…. e qualcuno giura di aver avvistato una coda da sirena nuotare felice nell’acqua.

MARIAPIERA MIELE